08/05/2010
Come dal cavare
Come dal cavare le fatture dal dosso delle monete ne sono nati gran
disordini, e che ne occorreranno de' maggiori se non vi si provede.
Per le molte ragioni dette di sopra, ciascun potrá molto ben conoscere
i gran disordini, riusciti dal principio che si cominciò a cavare le
fatture dal dosso o corpo delle monete, perché, sminuendo tuttodí il
peso del fino in esse, vien poi dato men oro ed argento nelli
pagamenti; onde ne vengono poi alterati di prezzi essi argento ed oro,
e per tal alterazione sempre si guasteranno le monete per rifarne
altre, e, non essendo a ciò proveduto, succederá che in ogni pagamento
si riceverá di continovo men oro ed argento di quello che si fa anco
di presente. Ed il primo che fu di tal artificio ed operazione
inventore, al mio giudicio, meritò poca lode. E, se si potesse vedere
quanto abbia lavorato una zeca delle cittá grandi, non è dubbio che,
quando tali monete fossero insieme unite e non fossero state fose e
guaste, non solo molte case, ma anco una infinitá di palazzi impire di
esse si potrebbono. Ma il guastare ed il rifar di continovo le monete
è causa che delle prime nissune o poche si veggano, e si può ben dire
che siano gli ori ed argenti medesimi riconiati, oltre quelli delle
minère; il che non accaderebbe, facendosi come nel _Discorso_ vien
proposto.
E, per mostrare apertamente a tutti che le cosí cavate fatture sono
state il principio (come tengo per fermo) che le cose delle monete
siano andate e vadino sempre di male in peggio, e che i loro valori
non possono restar giusti in real corrispondenza, avendo però riguardo
al fino che si trova essere in ciascuna sorte di esse per la loro
rata, e per far anco sapere che perciò tra esse monete e da una sorte
all'altra, cosí d'oro come d'argento, non vi è real concordanza,
addurrò questo essempio, dal quale in similitudine si potrá vedere
questo fatto in qualunque sorte di monete, e delle fine e delle basse,
di molte cittá e province, dal corpo delle quali sono state cavate le
loro fatture. Dico adunque che, nel fare una libra dei suddetti
quarti, figuro che v'intervenivano le spese qui sotto annotate; ed in
essi vi sono di fino argento once 11 denari 8, netti dal rimedio, e di
rame denari 16, il qual argento, apprezzandolo lire 6 imperiali
l'oncia, vale lire 68; e per la detta libra si lasciavano al zechiero,
come altre volte ho detto, denari 2 o circa di fino, sí come cosí anco
si lasciano over si fan buoni a tutti li zechieri per ciascuna libra
di qualunque sorte di monete, o fine o basse, per la causa giá detta
nel XXXIV. E ciò si chiama «rimedio», il qual vien anco ad un
certo modo compreso nelle spese e fatture delle monete; le quali spese
sono queste, cioè:
Il detto argento di rimedio vale lire -- ss. 10 den. --
Per carboni, crugiolli, ferramenti, e per
far saggi » -- » 3 » --
All'aggiustatore delle monete » -- » 2 » --
A quello che le fa proporzionate e tonde » -- » 3 » --
Per la stampatura » -- » 3 » --
Per dar il bianchimento » -- » 3 » --
E figuro anco che venga il piú delle
volte dalli zechieri pagato l'argento fino
qualche cosa piú del solito, cioè per ciascuna
libra » -- » 10 » --
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Le quali spese, computandovi dentro il
valore dell'argento di rimedio, ascendono
alla somma di lire 1 ss. 14 den. --
E se ben dette spese non fossero cosí giuste sotto detto calcolo,
nondimeno esse sono ivi intorno, e alle volte di maggior somma per
queste ed altre simili cause; ed altretante spese vanno cosí alla
libra delle monete fine come alla libra delle basse, cioè di una lega
2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 ed altre. Ed anco ho ritrovato che alle
volte si sono cavate maggiori mercedi di fatture nelle basse che nelle
fine, come sarebbe di soldi 8 o 10 o circa per libra.
Della qual libra di detto argento misto, ch'era di lega di once 11
denari 8, figuro che se ne facessero li detti quarti numero 41, quali,
tassando soldi 34 l'uno, compresa però in essi la suddetta spesa,
fanno la somma di lire 69 soldi 14. Si dee anco considerare che nelle
spese e fatture delle monete vi vien compreso qualche guadagno per il
zechiero, ed anco la rata della recognizione, che alle volte si paga
alli prencipi delle cittadi o alle republiche, di un tanto per libra
d'oro e d'argento posto in zeca.
Ora, quanto al cavare le fatture delle monete d'oro, dico che anco
esse vengono cavate dal corpo delli ducati e degli scudi o simili; e,
se ben pare che colui che fa fare tali monete paghi al zechiero,
poniamo, uno scudo d'oro per cento, over che il zechiero lavori per
suo conto, nondimeno si cavano nel compartire esse monete. Imperoché,
quanto agli scudi, se ne fanno sempre andare di tempo in tempo in
numero di piú alla libra di quello che giá si solea prima fare; e,
quandoché se ne facciano anco andare in minor numero alla libra,
nondimeno è fatto poi crescere il loro valore oltra modo: ed anco si
guadagna nell'accrescimento delli valori dati ed alterati di mano in
mano alle monete che si fanno d'oro, cosí di minèra come degli ori giá
coniati che si rifanno in altre monete, e particolarmente in ducati.
E, come per essempio, s'alcuno volesse far fare di una libra d'oro
puro ducati numero 104, e togliesse tanti scudi delli correnti di
finezza di denari 22, nelli quali fossero once 12 di pur'oro, come
sarebbe di quelli da 113-1/7 alla libra over d'altra sorte di tal
finezza; e quali scudi 113-1/7 a lire 7 l'uno fanno la somma di lire
792, ed in essi vi sono once 11 d'oro puro; e, perché vi manco
un'oncia di dett'oro, fa di bisogno anco pigliare altritanti scudi,
nelli quali ella vi sia, e vale lire 72, che sono in tutto lire 864;
e, raffinati detti scudi col cimento, si facessero i detti ducati 104,
quali poi si spendessero per lire 8 soldi 12 imperiali l'uno: il
valore di tali ducati ascenderebbe alla somma di lire 894 soldi 8, e
cosí essi si spenderebbono per maggior valore di quello che si farebbe
essendo in scudi, cioè di piú per lire 30 soldi 8. E pur si vede che
tanto di pur'oro a peso si trova essere negli scudi come poi nelli
ducati, e de' quali ducati cosí fatti, in quanto alla real forma,
ciascuno valerebbe solamente lire 8 soldi 6 denari 1-11/13, e si
averebbono da spendere per lire 8 soldi 6. Però avvertir si dee non
esser cosa necessaria il pigliar l'oro, qual sia in accosta finezza,
per poter fare scudi; né meno pigliare gli scudi per cimentarli e
ridurli poi in ducati, perché la spesa di tal cimento è superflua: ma
ben il dover vuole che l'oro atto a far ducati sia ridotto in ducati,
e l'altro sia ridotto in scudi o bisilachi, e ciò per minor spesa. E
questo ho detto, accioché si faccia solo la spesa bisognevole e non la
straordinaria, tanto nel fare i ducati quanto nel far gli scudi o
bisilachi.
E cosí dalle suddette ragioni manifestamente si conosce che il cavar
le fatture dal corpo delle monete, cosí d'oro come d'argento, è cosa
che torna in grandissimo danno a tutti, e a richi ed a poveri;
imperoché il valor di esse sempre cresce per le giá dette spese, in
luogo del pur'oro ed argento fino che nelle monete esser dovrebbono.
Le quali fatture e spese, in quanto per le monete d'argento, si cavano
ugualmente cosí dal corpo di ciascuna libra delle fine come delle
basse: e anco alle volte si cavano maggiori mercedi di dette fatture
dal corpo delle basse che delle fine, come ho detto; e perciò nelle
basse vi resta molto meno d'argento fino alla rata delle fine in
disproporzion grandissima, come si vede nella detta tavola fatta in
essempio a XXXVII. Onde ne nasce che, a voler poi fare i
conti delli pagamenti, non si può né mai si potrá trovare contista
alcuno che li possa fare giustamente, volendo avere riguardo al fino
che nelle monete esser si trova, cioè a sorte per sorte ed in ciascuna
di esse monete.
Oltre di ciò dico che le monete, con diversitá e varietá d'ordini
fatte, non si troveranno mai di giusta e real corrispondenza nel
conteggiarle in universale; e tanto piú, quandoché una cittá in
differenza dall'altra e una provincia dall'altra fanno le monete sotto
varie finezze con vari rotti, usando anco da un luogo all'altro il
campione della libra o piú greve o piú leggiero, o in poco o in assai,
pagando l'argento con vari e diversi prezzi, e parimente l'oro,
mutando ogni qualch'anno sotto le libre loro i numeri delle monete
delli medesimi valori ed anco le leghe, e alle volte non mutando esse
leghe, dando vari valori con diversi titoli e nominazioni alle monete,
che causano molte difficultadi nel conteggiarle, e cavando varie
mercedi di fatture dal corpo loro, quali fatture sono comprese nelli
valori alle monete dati. E, per queste sette cause principali,
interminabili, ne vengon poi alterati di prezzi essi oro ed argento;
per le quali alterazioni ne vengon anco di poi guaste e fose di mano
in mano le monete fatte nei tempi passati per rifarne altre; e per le
suddette cagioni non si può né mai si potrá fare la tassa giusta alle
monete giá fatte se non con l'ordine dimostrato: e cosí il caso loro
va sempre di male in peggio, come di continovo manifestamente si vede.
E perché alcun potrebbe dire che il cavare le fatture dal corpo delle
monete fu cosa trovata per publica commoditá, conciosiaché nello
spendere i danari, nelli valori de' quali esse fatture vi fossero
comprese, l'uomo li potrebbe poi spendere e cambiare per quegli
istessi valori per li quali egli gli avesse pigliato, e che ciò niente
o poco importerebbe: a questo si risponde che in quei principi forse
parve alle genti buona invenzione, ma non fu giá avuto riguardo al
fine ed a quello che potea succedere; ed ora si conosce ch'egli è
stato tutto il contrario, e che è stata ed è publica rovina per le giá
dette ragioni. Imperoché le dette fatture sempre sono state fatte
subentrare nelle monete in luogo del fino argento, che in esse ed in
ciascuna di esse proporzionalmente a peso esser dovrebbe; e molto ben
si sa che le fatture non si possono compartire nelli valori a moneta
per moneta in corrispondenza, e particolarmente nelle monete di minori
leghe e valori. E tengo per fermo che quegli antichi non
s'intendessero giamai che per questa da loro nominata «publica
commoditá» s'avessero poi a rifare di tempo in tempo tutte le monete
giá fatte; ed ora si vede che tutto ciò è poi riuscito, ed anco riesce
di continovo solo in beneficio ed utile de' particolari.
E se bene, per li tempi passati, e dopo che fu diviso il regno de'
romani e che fu partito il mondo e sottoposto a diversi prencipi, in
alcune cittadi e province siano state fatte le monete cosí d'oro come
d'argento a spese di chi le ha fatto fare; nondimeno, perché non fûrno
compartite e fatte con le ragioni fondate sopra la corrispondenza di
uno per dodici e dodici per uno, cosí delli pesi come delli valori, e
con gli ordini universali, ma particolari e differenti da un luogo
all'altro, però anch'esse sono sempre state guaste e fose da una cittá
all'altra e da una provincia all'altra, per rifarne altre, sí come a
tutti è cosa manifesta.
Oltre di ciò, perché dubito che ad alcuni parerá cosa alquanto grave
il pagare le fatture delle monete (quando però non vi fosse sopra ciò
proveduto del modo che nel XII si tratta), con dire che nel
farle fare costerá piú la fattura di una libra delle basse che delle
fine, e che nel volerle poi spendere parerá loro che si perda piú per
causa delle basse che delle fine; ora, discorrendo sopra questo fatto,
dico che considerar si debbe che quel mercatante o altro ch'averá
presso di sé, poniamo, libre dieci di pur'oro da far coniare, del
quale se ne potranno fare circa scudi mille, non resterá per scudi
dieci o circa di spesa di farlo ridurre in ducati o scudi, per poter
fare i fatti suoi. E parimente colui ch'averá libre cento d'argento di
coppella, che valerá scudi mille o circa, non resterá per lire 150 o
200 o circa, che si spendessero in farlo ridurre in monete di varie
leghe, di far fare esse monete. Perché questi tali sempre cercheranno
di spendere o contrattare i loro danari cosí fatti o in mercanzie o
altre robbe, over in far cambi di monete o altro con vantaggi, per
riavere le suddette fatture ed anco i debiti laggi. A quali persone
sará lecito ciò fare; e similmente ancora quelli primi, ch'avran
ricevuto per le loro robbe o mercanzie queste tali nuove monete, o
grosse o minute e di qual sorte siano, secondo il loro commodo, tutto
ciò potran anco lecitamente fare.
Si debbe ancora considerare che quel mercatante o altro ch'averá in
maneggio, poniamo, per scudi mille, quandoché gli facesse di bisogno,
nelli principi dell'aprire questa nuova zeca, di far fare del suo
argento, over trovare sorte alcuna di monete di bassa lega per
spendere alla minuta, non resterebbe, per scudi quattro o cinque,
ch'egli spendesse in fatture o laggi di esse, di fare i casi suoi. E
se ben facesse tal spesa, si può considerare che anco egli potrebbe
aver pigliato varie sorti di monete delle tassate, nelle quali vi
fossero rotti vantaggiosi, che, facendole rifare in quella sorte di
monete che gli fosse commoda, egli si vantaggerebbe di una parte delle
fatture per cagion delli rotti suddetti. E quando anco non avesse
monete vantaggiose o argento grezo per far fare monete basse o minute,
egli potrebbe pigliare sin quasi delle monete che fossero state fatte
sotto gli ordini nuovi per far fare dette minute, e non dovrebbe aver
riguardo a spesa alcuna ch'egli facesse per suo interesse particolare,
perché tutto ciò passerebbe poi a commodo ed utile e suo e d'altri,
come nel XXIX si narra. E riuscirebbe tutto il contrario di
quello che di presente si usa, cioè che da particolari persone sone
fose e guaste di continovo quasi tutte le monete giá fatte, nelli
valori delle quali sono comprese le fatture, facendone poi rifare
altre con nuove soprafatture e con alterazioni di valori, per utile
loro particolare e con danno grande, continovo dell'universale. Perché
questi tali cercano di fondere e guastare prima le monete piú
vantaggiose, facendone rifare altre, per far guadagno con danno del
terzo; e perciò sempre si sminuisce il peso del fino a moneta per
moneta, restando poi fermi i valori in ciascuna di esse, cioè delle
lire, soldi e denari. E, come per essempio, le monete, che anticamente
spendere si soleano per soldi dieci l'una, sono state fose e guaste, e
molte altre di poi fatte a loro similitudine, con men fino in
ciascuna, si spendono cosí anco per dieci soldi l'una; e quello ch'io
dico di queste, ciò di molte altre intendere si debbe. Onde ne segue
che le monete giá fatte qualch'anni inanzi, per non poter esser guaste
tutte in un tempo, non possono poi restare nelli loro primi valori; e
perciò il piú delle volte stanno nascoste presso quelli che conoscono
il futuro guadagno, con animo anch'essi di farle rifare con simili
vantaggi, over per spenderle per maggiori valori. E di qui nasce che
alle volte con bandi de' prencipi vengono calate le monete nuove;
laonde ne succede ch'ora non si trovano monete d'oro, e ora non si
trovano monete d'argento, e sempre vanno crescendo in disproporzionati
valori. E per le dette cosí stravaganti e sconcertate azioni ne
vengono poi anco alterate di prezzi quasi tutte le altre cose; e tanto
piú, quandoché i parlamenti dei pagamenti si trattano ora a moneta
longa ed ora a corta, o in altri simili modi, da una cittá all'altra e
da una provincia all'altra.
Or, quando fosse statuito, da chi spetta, sopra l'osservazione degli
ordini universali per le monete dimostrati, succederebbe che le
nazioni, ancorché lontanissime, conosciuta la veritá di questo cosí
real maneggio, senza opposizione alcuna osserverebbono tutto quello
che ordinato fosse.
E, se occorresse anco ch'alcun prencipe volesse far fare de' suoi ori
ed argenti alcune sorti di monete, o grandi o picciole, per qualche
sua intenzione, fará di bisogno ch'egli osservar faccia, in cosí
farle, gli ordini proposti; imperoché, se dette monete saran poi da
lui donate o spese, tutto ciò anco riuscirá a beneficio ed utile in
universale, se ben le avesse fatto fare per commodo o interesse suo
particolare. E per causa di tal osservazione avenirá che da persona
alcuna non potrá con ragion esser opposto in modo alcuno alle reali
constituzioni che sopra le cose delle monete dai prencipi fatte
saranno, poiché anco da loro saranno poste in essecuzione. E per
corroborazione di ciò, in quasi simil caso è stato rettamente concluso
dal detto Cassiodoro nel quinto libro della giá allegata opera sua, a
carte 119, e nella lettera scritta dal re Teoderico ad Uvilia conte
del Patrimonio, la qual cosí incomincia: «_Utilitas publica sicut ad
conservationem respicit omnium, ita debet perfici_», ecc.
E veramente si può dire che i danari siano a guisa di navi, e
maggiormente tutto ciò affermar si potrebbe, quandoché fossero fatti e
regolati sotto questi ordini; imperoché sarebbono ed anco resterebbono
per sempre come navi regie, fatte e fabricate con regolata e giusta
misura e senza alcun diffetto e di tutte le cose, che vi si
appartengono, ben accommodate.
Or, quando i danari nuovamente fatti saranno stati dispensati in
diversi modi, e poi pigliati diversamente ora in picciole ed ora in
gran quantitadi, non sará poi piú lecito ad alcuno, che cosí gli averá
ricevuto, domandare i detti vantaggi. E, se ciò avenisse, si potrebbe
anco quasi tolerare; imperoché fa di bisogno aver riguardo al fine di
questo cosí gran maneggio, essendo necessario che l'oro e l'argento
siano sempre compartiti in far essi danari, e che tutte le monete giá
fatte siano tassate con ordini e regole ferme in universale, accioché
abbiano da restar perpetue. E si ha da tener per fermo ch'in breve
tempo si dará fine a questi illeciti vantaggi, quandoché alcuno li
volesse, perché le monete, cosí d'oro come d'argento, non si potranno
mai piú rifare con vantaggi, ma resteranno fatte per sempre con ogni
perfezione. E perciò ne succederá che, moltiplicando le quantitá di
ogni sorte di monete, e poi facendo i cambi di esse, si piglierá solo
il laggio ordinario, come sarebbe un quattrino per lira delle piú
bisognevoli, e cosí mezo quattrino delle men bisognevoli, e secondo
che saranno d'accordo i cambiatori con quelli che vorranno cambiare;
ed anco alle volte si desidererá piú di avere delle monete fine che
delle basse, per molte cagioni.
E per le suddette ragioni l'oro e l'argento verranno dispensati e
compartiti pesatamente in corrispondenza in fare ogni e ciascuna
moneta, e grossa e picciola, e similmente, essendo grezi, verranno
contrattati regolatamente, come nel XXIX si tratta; e anco in
poco spacio di tempo gli abusi e i disordini occorsi e che si sogliono
usare intorno al fatto delle monete, e in particolare il cavar le
fatture dal corpo di esse, passeranno in oblivione perpetua.
17:02 Scritto da: iriclo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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